Filosofico 21: di infiniti ritorni

di brundur

– Sedevi più vicino…
– Vicino o lontano dentro la tua modesta dimora che differenza fa, maestro?
– Ancora, ancora….
– Cosa guardi?
– Le erbacce, in giardino…
– Lo so, avevo promesso…
– Poi…
– Poi il tempo, il poco tempo, maestro…
– Capisco, altre faccende….
– No, dicevo del poco Tempo, quello contato…
– Ci sarà una ragione…
– Appunto!
– Quindi spenderlo ad estirparle…
– Non ho detto questo, maestro…
– Non ho finito!
– Immagino intendessi che… usarlo per estirparle…
– …non  fa brillare la nostra anima altrettanto?
– Più o meno… maestro.
– Sei in errore, piuttosto intendevo che usarlo per estirparle potrebbe essere…
– Sì?
– Un fine.
– Ti fai gioco di me, maestro.
– Ho altro da fare.
– Non vedo il nesso…
– E’ forse più nobile scalare un’alta montagna?
– Avrebbe un senso, maestro…
– Anche il mio giardino liberato dai cardi e dalle ortiche lo avrebbe….
– Ma l’anima?
– Brillerebbe di riflesso, d’accordo… però solo davanti ad occhio mai accorto.
– Un po’ poco, maestro, un po’ poco…
– Ripensandoci…  hai fatto bene…
– Ad usarlo altrimenti, il mio tempo, maestro?
– A sedere… lontano.

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