Filosofico 18: generazione… perduta.

di brundur

– C’era una generazione…

– Sì?

– Perduta! Perduta, maestro…

– Così ti pare.

– Così è!

– Quand è che ci perde?

– Quando la speranza non nasce con noi. Hai voglia rincorrerla, maestro: non la riconosci!

– Forse non la cerchi…

– Fa lo stesso. Se qualcosa non ti appartiene non l’avrai. Mai!

– Il destino.

– Sì!

– Immutabile?

– Non proprio, maestro. Penso sia questione di strumenti… adatti… per mutarlo. Ma questo non era il mio punto…

– Quale era il tuo punto?

– Che adesso molti di loro dormono… dormono sulla collina.

– E’ diverso da ieri?

– Sì, oggi ve ne è uno in più, maestro.

– Ogni giorno ve ne è uno in più…

– Ma…

– Ma non te ne sei mai accorta perché…

– Appartenevano ad altra… generazione! Un ottimo punto il tuo, maestro, che però non cambia le carte in tavola. In realtà sono molte le generazioni perdute che si sono susseguite senza un perché alle radici della montagna…. Mio nonno, per esempio…

– Sì?

– Era un ragazzo del ’99. Per inciso uno dei ragazzi pastori richiamati in prima linea a combattere una guerra in cui non credevano per una patria di cui nulla sapevano. E questo ha avuto le sue conseguenze, personali, private, pubbliche…

– Tutto porta conseguenza nel vivere….

– A meno che non si tratti di generazioni perdute che si inseguono… per inerzia.

– Come a dire che noi siamo il prodotto…

– Del caso…

– Sicura?

– No, ma mi piace crederlo. Un caso, un dannato e fottuttissimo caso!

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