Dialoghi 7: dell’addio.

di brundur

– Vado via, maestro.
– Di già?
– La tua voce non suona così sorpresa.
– Vero…
– Bisogna…
– Forse si potrebbe fare in altro modo….
– La tua voce non suona così convinta.
– Vero.
– Non ci sono altri modi, a volte…
– C’è sempre un modo….
– Dipende, maestro….
– Da cosa?
– Da come si vorrebbe andare avanti, immagino. Ma sei tu il maestro…
– Non ci sono maestri nella scuola della vita….
– Però avere già vissuto a lungo fa una differenza…
– Ma non si possono vivere i destini degli altri.
– Fa male, maestro… fa ancora molto male….
– Il tempo non è medicina cattiva…
– Ma può uccidere comunque.
– Dimenticherai…
– Credi, maestro?
– Sicuro.
– Magari ci rivediamo a primavera….
– Quando le mandorle saranno in fiore…
– Come nella vecchia vigna….
– Mi hai raccontato spesso anche delle pesche…
– Succose, succosissime maestro, come non ne ho mangiate più!
– La vigna era grande…
– Filari bellissimi. L’accudiva il nonno, poi…
– Poi?
– Poi pure lui è andato… Adesso lo immagino in un prato verde, verdissimo, dove si trova un singolo albero ai cui rami bassi si può comunque legare il cavallo….
– Perché?
– Per riposare. Non importa quanto sia stata facile la camminata: a volte occorre poter riposare. Se poi la mulattiera è stata particolarmente difficile da percorrere….
– Capisco.
– A nos intende tando.
– A nos intende.

RB 11.10.2011

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