Dialoghi 12: sulla forza

di brundur

– Cos’è la forza? Lo chiedi a me, maestro?
– Lo chiedo a te.
– Non saprei, maestro. Forse, una mancanza di alternativa…
– Come a dire che la debolezza è un lusso…
– Non la debolezza, maestro, ma la mancanza di forza può essere un lusso…
– Come a dire che la forza potrebbe essere una costrizione?
– In un certo senso, maestro, è proprio così!
– Avresti voluto essere meno forte?
– L’ho desiderato.
– Poggiare il capo altrove…
– Perché no, maestro? Lo fanno in tanti…
– Tu no.
– Io no.
– Ma l’hai desiderato.
– Lo desidero ancora maestro…
– Uhm…
– Insisto: perché no, maestro? Posare il capo, dormire un poco…
– E un poco morire…
– Moriamo comunque, maestro, ogni secondo che passa.
– Ma se la forza fosse soltanto lotta, una infinita lotta…
– Contro la morte, maestro?
– Anche…
– Allora sarebbe battaglia persa in partenza. Finanche inutile.
– Uhm…
– Certo, resta sempre quell’altra possibilità….
– Uhm…
– La forza potrebbe essere una straordinaria forma di lotta per vivere: è qui che mi volevi, non è vero, maestro?
– Non lo è?
– Credo che questa tua sia una posizione difficilmente difendibile: valida e vera in alcune circostanze, opinabile in moltissime altre…
– Valida e vera quando?
– Quando la forza sorregge il malato, dà speranza all’afflitto, offre conforto nella solitudine, diventa zattera di fortuna dopo un qualunque naufragio o, a suo modo, illumina una via scurita…
– Uhm…
– Maestro, ti ho mai detto che è nel silenzio che il tuo sarcasmo diventa più tagliente?
– Nessuna ironia, a me pare invece che il cerchio si chiuda: perfettamente!
– Maestro, ti fai gioco di me!
– Non ci ho mai provato! Penso invece che se sei arrivata affamata dovresti almeno decidere con grande onestà se lasciare questa bicocca con la scodella ricolma di latte. O con la scodella vuota. Di fatto, la scelta è soltanto la tua.
– La scelta è la mia ma forse la TUA chiusura del “cerchio” potrebbe risultare illogica se considerata da altra prospettiva…
– Illogica?
– Ossimorica, per la precisione.
– Perciò, se leggo bene nel tuo criptico ragionare, ammettere una di quelle “debolezze nel vivere” che tu stessa hai illustrato significa mancare di “forza”. Meglio ancora, la forza può esistere solamente davanti ad una debolezza “apparente”…
– Non sei d’accordo, maestro?
– E’ una possibilità, non lo nego….
– Ne deriva, maestro, che la forza può essere appunto una condanna…
– Uhm…
– Una pena sine finis ad essere “forti”. Una mancanza di alternativa, come ho già detto. O, per dirla col tuo cogitare: una lotta per vivere portata avanti per inerzia. Mi segui, maestro?
– Mentre tutto ciò che si vorrebbe…
– E’ solo dormire un poco. Poggiare il capo, maestro. Magari…
– Morire?
– O giù di lì, maestro. O giù di lì.
– Mi hai quasi convinto…
– Quasi, maestro?
– Esatto! Vada infatti per la forza che “costringe”, ma se la debolezza è soltanto “apparente”, la geremiade che mi hai piantato di chi è figlia?

04.11.2011

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