Dialoghi 11: sulla saggezza e sul limite del pensiero unico

di brundur

– I capelli sono lunghi…
– Lo so, maestro…
– Cresceranno ancora?
– Mi piacerebbe.
– Uhm…
– Maestro, tu non ti sei mai interessato di capelli: men che meno dei miei.
– Mi chiedevo come vorrai portarli più avanti: magari una crocchia in testa…
– Perché no?
– E magari bianca…
– Perché no?
– Uhm…
– Uhm…
– Ti darebbero senz’altro una certa aria… saggia….
– Maestro, più invecchi più la tua ironia diventa tagliente….
– Ma a giudicare dalle ultime prove sembrerebbe non sfiorarti mai…
– Sei ancora arrabbiato con me, maestro?
– Uhm…
– Non ho resistito, maestro: era fin troppo facile…
– Proprio quando occorrerebbe resistere di più…
– Ma l’ho fatto in infinite occasioni, maestro. E poi, di che ti preoccupi: il nero su bianco è arma a taglio multiplo perfettamente invisibile davanti al limite del pensiero unico…
– Mi ripeto: proprio quando occorrerebbe resistere di più…
– Maestro, alla corte di Lear tu rideresti del fool….
– La tigre…
– Lo so, maestro, attacca quando deve proteggersi e proteggere ciò che crede suo…
– La biasimi per questo?
– Maestro, ho pietà di questo…
– Pietà?
– Mi spiego meglio, maestro. Ho pietà dell’istinto fine a se stesso…
– In una scala di valori lo metteresti al secondo posto?
– Dopo la ragione, intendi?
– Precisamente.
– Mi sto domandando a quale varco tu mi stia aspettando per scudisciarmi a dovere….
– Uhm…
– Comunque ti rispondo subito: no, non lo metto al secondo posto ma do alla ragione il compito di assisterlo. Senza…
– Senza?
– Senza il suo limite diventa visibile già alla prima graffiata. E annoia. Indispettisce. Produce quell’impossibilità di “resistere la tentazione” di cui abbiamo già discusso…
– Uhm…
– Quando fai così, maestro, mi indispettisci pure tu…
– Uhm…
– Guarda che ho capito, sai. E se proprio vuoi che lo ammetta ti accontento subito: hai ragione!
– Lo sospettavo. Per lo più era il riflesso prodotto dal sorriso largo…
– Oh maestro, basta! Che c’è di male una volta nella vita? E’ un po’ come dare una onesta mano al pesce rosso per contemplare la sua bolla di cristallo, ben sapendo….
– Ben sapendo?
– Ben sapendo che non potrà riuscire mai. Che quella bolla non potrà abbandonarla mai perché della stessa ne ha bisogno… per vivere, per respirare. Tutto qui: un peccato veniale alla fin fine. Non puoi crocifiggermi per questo!
– Con la differenza che la casa di cristallo del pesce rosso è in fondo il suo bellissimo universo…
– Mi sorprendi, maestro: anche il limite del pensiero unico e omologato può diventare universo a se stante per chi lo coltiva con tanta determinazione e negatività…
– Uhm…
– Uhm…
– Pensavo che quei capelli sono davvero lunghi…
– Lo so, maestro.
– Tuttavia, sarebbe funesta illusione sperare che il futuro biancore della crocchia possa diventare valida scorciatoia sulla via…
– … della saggezza. So anche questo, maestro, però, per oggi, lasciami vivere. Perché, in verità…
– Sì?
– Oggi sono quasi felice!

03.11.2011

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