Dialoghi 1: dell’amore e del tempo.

di brundur

Mi par di capire, maestro, che mi stai mettendo in guardia contro l’innamoramento alla mia età. Non comprendo: che cos’è che tu reputi amore? Forse quelle strane sensazioni, quelle disordinate pulsioni che colorano i nostri sogni di adolescenti? Se così fosse le ho vissute anche io: urgenti, pressanti, importanti. Bellissime. Ma, nel tempo, il primo amore se non si dimentica, perde di importanza. Sono rari gli innamoramenti giovanili che durano tutta una vita perché vivere significa prima di tutto cambiare e cambiare significa conoscere. Conoscere il nuovo. Conoscere ciò che è stato scritto nel destino. Ne deriva che tanto più ricco sarà quel fato tanto più facile sarà incontrare… altri esseri tra i quali si potrebbe nascondere finanche lui/lei….l’altro/l’altra. Quello importante. Perché, devi concordare, maestro, l’amore non può essere neppure l’infatuazione più o meno rilevante che ci sconvolge la vita mentre siamo troppo impegnati a viverla, mentre tutto ciò che conta è la materialità dell’esistenza: costruire case, viaggiare, vedere, imparare, sognare il lecito e l’illecito, giocare con poco o con tanto a seconda della nostra indole. Io credo, maestro, che l’amore sia qualcos’altro. Non è mia intenzione formulare leggi universali né convincerti che il mio ragionare sia cosa buona e giusta. Penso anche che il concetto d’amore sia vestito modellabile a seconda di chi lo indossa e dei suoi personalissimi desideri. Non è perciò mio intendimento formulare leggi universali, lo ripeto, ma non per questo sarò meno timida nell’esporti il mio pensiero. Credo (ne sono convinta), che l’amore, quello vero, sia soprattutto un incontro che è figlio del tempo. Questo per dire che, anche volendo, noi non lo si potrebbe incrociare né un secondo prima né un secondo dopo l’istante importante in cui si è pronti ad abbracciarlo. E a riconoscerlo. In cui si sarebbe dovuto abbracciarlo e in cui si sarebbe dovuto riconoscerlo. Ti immagino scettico, maestro! Immagino il sorriso ironico malamente accennato che trasforma quel tuo bel viso che sa del tempo passato, ma non desisto. La mia tesi pregnante rimane dunque proprio quell’ultima possibilità che, lo so, più di ogni altra opzione logica ti ha fatto sorridere: l’amore è davvero un incontro che è figlio del tempo, non ne è mai una sua vittima! L’amore importante è quello che arriva quando più ce n’è bisogno ed è quello che cresce mentre ci si allontana verso l’uscita… E’ il sentimento che si riesce a donare quando l’altro spirito incarnato, che tu indovini parte di te, vive dentro un corpo vissuto, temperato, scornato, piegato dal dolore o dalla fatica, disilluso, intimamente certo di non meritare nulla di più. E’ il sentimento che riesce a far rinascere nello stesso istante due spiriti destinati ad incontrarsi. Non importa quando. Perché, tu mi insegni, maestro, che gli spiriti non soffrono il tempo. Perché tu mi insegni, maestro, che ogni minuto, ogni istante di questo breve viaggio terreno è in fondo uguale all’istante che lo precede, o lo segue: non esistono attimi più pregnanti di altri (crederlo vorrebbe dire coltivare una pericolosa illusione capace finanche di porre fine a qualsiasi desiderio di viverla tutta questa nostra straordinaria esperienza), men che meno esistono attimi fanciulli, o attimi anziani. Esistono invece momenti infiniti, ciascuno in spasmodica attesa di realizzare al meglio il proprio destino, ciascuno timoroso di smettere di essere futuro per diventare un presente che si trasformerà presto in un passato da dimenticare. Logica vorrebbe, quindi, maestro, che la miglior vita (la vita più felice?) sia quella in cui il maggior numero di tali “attimi” riescano a realizzare il proprio destino, nel loro giusto tempo. Conseguenza delle cose sarebbe, allora, che non esistono amori giovanili da cullare e amori altri da dimenticare. O da soffocare. Senza considerare che se ricchezza certa è il cestino di fiori recisi, di rare gemme ideali raccolte per strada durante il nostro faticoso cammino, quello (il cestino) sarà tanto più colmo e quella (la ricchezza) sarà tanto più grande quanto più in là si sarà andati nel tempo. Così come tanto più grande sarà la gioia nel condividerla… Sento, maestro, di non avere risposto ad ogni tua domanda muta, e di avere, in verità, solamente iniziato ad esplorare queste possibilità. Mi rendo conto finanche che il mio è in fondo un esercizio retorico come un altro, un percorso fintamente accidentato o palesemente infingardo che non mi dà certezza di avere realizzato al meglio neppure il destino di uno qualunque di quegli infiniti istanti di cui ti parlavo sopra, ma forse questo non è tanto importante: l’importante è averci provato!

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