FILOSOFIA DELL'ANIMA

di Rina Brundu

Filosofico 21: di infiniti ritorni

– Sedevi più vicino…
– Vicino o lontano dentro la tua modesta dimora che differenza fa, maestro?
– Ancora, ancora….
– Cosa guardi?
– Le erbacce, in giardino…
– Lo so, avevo promesso…
– Poi…
– Poi il tempo, il poco tempo, maestro…
– Capisco, altre faccende….
– No, dicevo del poco Tempo, quello contato…
– Ci sarà una ragione…
– Appunto!
– Quindi spenderlo ad estirparle…
– Non ho detto questo, maestro…
– Non ho finito!
– Immagino intendessi che… usarlo per estirparle…
– …non  fa brillare la nostra anima altrettanto?
– Più o meno… maestro.
– Sei in errore, piuttosto intendevo che usarlo per estirparle potrebbe essere…
– Sì?
– Un fine.
– Ti fai gioco di me, maestro.
– Ho altro da fare.
– Non vedo il nesso…
– E’ forse più nobile scalare un’alta montagna?
– Avrebbe un senso, maestro…
– Anche il mio giardino liberato dai cardi e dalle ortiche lo avrebbe….
– Ma l’anima?
– Brillerebbe di riflesso, d’accordo… però solo davanti ad occhio mai accorto.
– Un po’ poco, maestro, un po’ poco…
– Ripensandoci…  hai fatto bene…
– Ad usarlo altrimenti, il mio tempo, maestro?
– A sedere… lontano.

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Filosofico 18: generazione… perduta.

– C’era una generazione…

– Sì?

– Perduta! Perduta, maestro…

– Così ti pare.

– Così è!

– Quand è che ci perde?

– Quando la speranza non nasce con noi. Hai voglia rincorrerla, maestro: non la riconosci!

– Forse non la cerchi…

– Fa lo stesso. Se qualcosa non ti appartiene non l’avrai. Mai!

– Il destino.

– Sì!

– Immutabile?

– Non proprio, maestro. Penso sia questione di strumenti… adatti… per mutarlo. Ma questo non era il mio punto…

– Quale era il tuo punto?

– Che adesso molti di loro dormono… dormono sulla collina.

– E’ diverso da ieri?

– Sì, oggi ve ne è uno in più, maestro.

– Ogni giorno ve ne è uno in più…

– Ma…

– Ma non te ne sei mai accorta perché…

– Appartenevano ad altra… generazione! Un ottimo punto il tuo, maestro, che però non cambia le carte in tavola. In realtà sono molte le generazioni perdute che si sono susseguite senza un perché alle radici della montagna…. Mio nonno, per esempio…

– Sì?

– Era un ragazzo del ’99. Per inciso uno dei ragazzi pastori richiamati in prima linea a combattere una guerra in cui non credevano per una patria di cui nulla sapevano. E questo ha avuto le sue conseguenze, personali, private, pubbliche…

– Tutto porta conseguenza nel vivere….

– A meno che non si tratti di generazioni perdute che si inseguono… per inerzia.

– Come a dire che noi siamo il prodotto…

– Del caso…

– Sicura?

– No, ma mi piace crederlo. Un caso, un dannato e fottuttissimo caso!

Filosofico 16: da grande voglio fare il pensatore…

– No! Prendiamo il servizio buono. Gli ospiti sono importanti…
– Non capisco, maestro…
– Quelle tazze non vanno bene….
– Ma… ma… le abbiamo disegnate noi…
– Appunto!
– Servirebbe… allora?
– Il servizio di famiglia… Meglio ancora, sarà bene chiedere in prestito quello “buono” alla vicina… Hanno sempre avuto gusto, loro, in queste cose….
– Non capisco, maestro…
– Lo hai già detto…
– Ebbene, continuo a non capire… Quei fiori….
– Quali fiori?
– Quei fiorellini che dipingemmo con grande passione sull’esterno della ceramica bianca, delicata…
– Ricordo.
– Allora, maestro…
– Sì?
– Allora, mentivi…
– Quando?
– Quando dicevi che si era fatto un buon lavoro. Quando ti congratulasti per le sfumature colorate, per il gioco di immagini, per il piano complessivo…
– C’è disegno e disegno….
– Ci sono prati e prati, maestro.
– Che vuoi dire?
– Che un fiore essicato, per quanto bello, non ha i colori di un prato giovane, colorato…
– Può darsi…
– Non può darsi, così è, maestro.
– E i mughetti, le margherite, i ranuncoli sono altrettanto preziosi di una magnifica rosa imperitura?
– Conservata, mummificata vorrai dire, maestro…
– Che c’è di male?
– Nulla. Se non il fatto che il pensiero farà come il gambero: andrà avanti tornando indietro.
– E, questo, sarebbe il male?
– Uno dei mali. Insieme al tentativo di lustrarsi le penne con gli ori altrui, maestro.
– Dimentichi che, nel tempo, anche i tuoi ranuncoli parranno più preziosi…
– (sarcastica) Impreziositi dal velo di polvere…
– Anche.
– Quindi è il tempo che magnifica, non la sostanza…
– Entrambe le cose…
– Mi fai imbestialire, maestro. È un procedere, un cogitare non degno di te…
– Può darsi, ma è così che si diventa…
– Maestri?
– Anche.
– Non fa per me. Da grande voglio fare il pensatore…

Dialoghi 14: sul tempo. E sulle pagine bianche.

–          Torni?

–          Torno, maestro.

–          Per?

–          Restare.

–          Mi pare una proposizione azzardata…

–          Non vuoi, maestro?

–          Non spetta a me decidere…

–          Pagina bianca.

–          Un’altra?

–          Una diversa.

–          In cosa?

–          E’ fatta per durare.

–          Durerà?

–          Durerà.

–          Bene.  C’è l’erba da tagliare…

–          Ancora?

–          Ancora. E’ giusto dietro casa.

–          La taglierò!

–          La quercia…

–          E’ cresciuta, maestro?

–          Difficile dire quando si è vecchi di milioni di anni… Probabilmente, no!

–          No?

–          Non basta il tempo che scorre… per crescere!

–          E poi a che prò farlo…

–          Prego?

–          L’hai detto tu, maestro, no? Quando si è vecchi di milioni di anni è difficile capire, nel breve, se si è fatto qualche passo avanti….

–          Vero.

–          Allora?

–          Occore aspettare?

–          Ancora?

–          Ancora.

–          A domani, maestro!

Dialoghi 13: sul bene e sul male

– Non so risponderti, maestro!
– Provaci!
– Non so risponderti! Non l’avevo mai conosciuto…
– E adesso…
– So che esiste.
– Perché?
– Perché, a volte, mi è parso di riconoscerlo… vicino…
– Come?
– Come un’ombra esageratamente scurita…
– Ma avrebbe avuto ragione di esistere?
– La domanda non è corretta, maestro…
– Correggila.
– Esiste il male?
– Come meglio credi. Allora, esiste il male?
– Se esiste il bene immagino possa esistere anche il male, maestro…
– Ed esiste il bene?
– Non saprei. Ritengo sia una categoria umana. Insomma, fisica non metafisica.
– Non capisco…
– Sono modi di essere che a mio avviso non pertengono all’anima. Sono situazioni “morali” procurate dalla fatica del vivere…
– In altre parole…
– In altre parole l’anima non si occupa di ciò che è bene o di ciò che è male: esiste soltanto.
– Uhm…
– Anche perché…
– Anche perché?
– Ciò che chiamiamo “il male” non è comunque figlio fortunato: l’ignoranza è sua madre, l’egoismo è suo padre.
– Occorrerebbe dunque porgere l’altra guancia?
– Non dico questo. Ma sforzarsi di capire sì…
– Morire per capirlo….
– Questo no, maestro! Non bisognerebbe farlo…
– Già non bisognerebbe farlo! Bisognerebbe lasciare correre…
– Però, maestro…
– Sì?
– Ammetto che il mio discorso è parzialmente illogico. Mancante, per meglio dire.
– Ne convengo.
– Se l’anima non si occupa di ciò che è bene o di ciò che è male ma esiste soltanto…
– Continua…
– Be maestro, significherebbe che vivere, su un qualsiasi piano dell’esistenza, significa soprattutto imparare, sperimentare…
– Che c’è che non va? Avrei giurato che un simile paradiso sarebbe stato quello tuo ideale…
– Per certi versi, per certi versi, maestro. Confesso però che al momento un simile status-quo mi pare elemento riduttivo del concetto di vivere…
– Uhm…
– Sarebbe come dire, maestro, che una esperienza è uguale ad un’altra. Si muove sullo stesso piano di tutte le altre mentre il concetto di crescita è un mero figment immaginativo…
– D’altro canto, discutere una metafisicità dei concetti di bene e di male, oltre a costringerci dentro percorsi ossimorici….
– Ci porterebbe ad ammettere che anche del male vi è un estremo bisogno, maestro. Sì, c’ho pensato…
– Conoscere il bene attraverso il suo contrario…
– O, detto altrimenti, vivere una vita davvero piena, maestro. E’ una possibilità interpretativa come un’altra, ne convieni?
– Uhm…
– Concordo: qualcosa ci sfugge…
– Ci?
– A meno che tu non abbia la “verità” in mano, maestro…
– No, non ho la verità in mano ma ho smesso da tanto di interrogarmi…
– Mi sorprendi…
– Credo che sia un poco come stare a metà collina e pretendere di godere la visione che offrirebbe la vetta della più alta montagna…
– Quindi, secondo te, maestro, bisognerebbe attendere ancora; prima di interrogarsi davvero, intendo…
– Non proprio, ma occorrerebbe tentare di capire per gradi, evitando le categorizzazioni affrettate, appellandosi all’onestà dell’anima e alla capacità di raziocinio e di intendere…
– Troppe cose, maestro. Prenderebbe sicuramente troppo tempo!
– Perché? Hai da fare?
– No, ma la gramigna è ricresciuta in giardino…
– Capisco. E le foglie morte imbrattano il vialetto…
– D’autunno è sempre così…
– Forse è per questo che prima o poi torna sempre la primavera.

06.11.2011

Dialoghi 12: sulla forza

– Cos’è la forza? Lo chiedi a me, maestro?
– Lo chiedo a te.
– Non saprei, maestro. Forse, una mancanza di alternativa…
– Come a dire che la debolezza è un lusso…
– Non la debolezza, maestro, ma la mancanza di forza può essere un lusso…
– Come a dire che la forza potrebbe essere una costrizione?
– In un certo senso, maestro, è proprio così!
– Avresti voluto essere meno forte?
– L’ho desiderato.
– Poggiare il capo altrove…
– Perché no, maestro? Lo fanno in tanti…
– Tu no.
– Io no.
– Ma l’hai desiderato.
– Lo desidero ancora maestro…
– Uhm…
– Insisto: perché no, maestro? Posare il capo, dormire un poco…
– E un poco morire…
– Moriamo comunque, maestro, ogni secondo che passa.
– Ma se la forza fosse soltanto lotta, una infinita lotta…
– Contro la morte, maestro?
– Anche…
– Allora sarebbe battaglia persa in partenza. Finanche inutile.
– Uhm…
– Certo, resta sempre quell’altra possibilità….
– Uhm…
– La forza potrebbe essere una straordinaria forma di lotta per vivere: è qui che mi volevi, non è vero, maestro?
– Non lo è?
– Credo che questa tua sia una posizione difficilmente difendibile: valida e vera in alcune circostanze, opinabile in moltissime altre…
– Valida e vera quando?
– Quando la forza sorregge il malato, dà speranza all’afflitto, offre conforto nella solitudine, diventa zattera di fortuna dopo un qualunque naufragio o, a suo modo, illumina una via scurita…
– Uhm…
– Maestro, ti ho mai detto che è nel silenzio che il tuo sarcasmo diventa più tagliente?
– Nessuna ironia, a me pare invece che il cerchio si chiuda: perfettamente!
– Maestro, ti fai gioco di me!
– Non ci ho mai provato! Penso invece che se sei arrivata affamata dovresti almeno decidere con grande onestà se lasciare questa bicocca con la scodella ricolma di latte. O con la scodella vuota. Di fatto, la scelta è soltanto la tua.
– La scelta è la mia ma forse la TUA chiusura del “cerchio” potrebbe risultare illogica se considerata da altra prospettiva…
– Illogica?
– Ossimorica, per la precisione.
– Perciò, se leggo bene nel tuo criptico ragionare, ammettere una di quelle “debolezze nel vivere” che tu stessa hai illustrato significa mancare di “forza”. Meglio ancora, la forza può esistere solamente davanti ad una debolezza “apparente”…
– Non sei d’accordo, maestro?
– E’ una possibilità, non lo nego….
– Ne deriva, maestro, che la forza può essere appunto una condanna…
– Uhm…
– Una pena sine finis ad essere “forti”. Una mancanza di alternativa, come ho già detto. O, per dirla col tuo cogitare: una lotta per vivere portata avanti per inerzia. Mi segui, maestro?
– Mentre tutto ciò che si vorrebbe…
– E’ solo dormire un poco. Poggiare il capo, maestro. Magari…
– Morire?
– O giù di lì, maestro. O giù di lì.
– Mi hai quasi convinto…
– Quasi, maestro?
– Esatto! Vada infatti per la forza che “costringe”, ma se la debolezza è soltanto “apparente”, la geremiade che mi hai piantato di chi è figlia?

04.11.2011

Dialoghi 11: sulla saggezza e sul limite del pensiero unico

– I capelli sono lunghi…
– Lo so, maestro…
– Cresceranno ancora?
– Mi piacerebbe.
– Uhm…
– Maestro, tu non ti sei mai interessato di capelli: men che meno dei miei.
– Mi chiedevo come vorrai portarli più avanti: magari una crocchia in testa…
– Perché no?
– E magari bianca…
– Perché no?
– Uhm…
– Uhm…
– Ti darebbero senz’altro una certa aria… saggia….
– Maestro, più invecchi più la tua ironia diventa tagliente….
– Ma a giudicare dalle ultime prove sembrerebbe non sfiorarti mai…
– Sei ancora arrabbiato con me, maestro?
– Uhm…
– Non ho resistito, maestro: era fin troppo facile…
– Proprio quando occorrerebbe resistere di più…
– Ma l’ho fatto in infinite occasioni, maestro. E poi, di che ti preoccupi: il nero su bianco è arma a taglio multiplo perfettamente invisibile davanti al limite del pensiero unico…
– Mi ripeto: proprio quando occorrerebbe resistere di più…
– Maestro, alla corte di Lear tu rideresti del fool….
– La tigre…
– Lo so, maestro, attacca quando deve proteggersi e proteggere ciò che crede suo…
– La biasimi per questo?
– Maestro, ho pietà di questo…
– Pietà?
– Mi spiego meglio, maestro. Ho pietà dell’istinto fine a se stesso…
– In una scala di valori lo metteresti al secondo posto?
– Dopo la ragione, intendi?
– Precisamente.
– Mi sto domandando a quale varco tu mi stia aspettando per scudisciarmi a dovere….
– Uhm…
– Comunque ti rispondo subito: no, non lo metto al secondo posto ma do alla ragione il compito di assisterlo. Senza…
– Senza?
– Senza il suo limite diventa visibile già alla prima graffiata. E annoia. Indispettisce. Produce quell’impossibilità di “resistere la tentazione” di cui abbiamo già discusso…
– Uhm…
– Quando fai così, maestro, mi indispettisci pure tu…
– Uhm…
– Guarda che ho capito, sai. E se proprio vuoi che lo ammetta ti accontento subito: hai ragione!
– Lo sospettavo. Per lo più era il riflesso prodotto dal sorriso largo…
– Oh maestro, basta! Che c’è di male una volta nella vita? E’ un po’ come dare una onesta mano al pesce rosso per contemplare la sua bolla di cristallo, ben sapendo….
– Ben sapendo?
– Ben sapendo che non potrà riuscire mai. Che quella bolla non potrà abbandonarla mai perché della stessa ne ha bisogno… per vivere, per respirare. Tutto qui: un peccato veniale alla fin fine. Non puoi crocifiggermi per questo!
– Con la differenza che la casa di cristallo del pesce rosso è in fondo il suo bellissimo universo…
– Mi sorprendi, maestro: anche il limite del pensiero unico e omologato può diventare universo a se stante per chi lo coltiva con tanta determinazione e negatività…
– Uhm…
– Uhm…
– Pensavo che quei capelli sono davvero lunghi…
– Lo so, maestro.
– Tuttavia, sarebbe funesta illusione sperare che il futuro biancore della crocchia possa diventare valida scorciatoia sulla via…
– … della saggezza. So anche questo, maestro, però, per oggi, lasciami vivere. Perché, in verità…
– Sì?
– Oggi sono quasi felice!

03.11.2011

Dialoghi 10: sul cammino della vita… in discesa.

– Bentornata!
– Ma questa volta, maestro, io non sono mai and…
– Questa volta, si!
– Forse capisco cosa intendi, maestro.
– Allora?
– E’ come… un viaggio…
– Si?
– E’ come un viaggio di arrivo alla Mecca, maestro. Dopo ti domandi quale altro traguardo dovrebbe seguire, ma nessuna delle possibili mete pare contemplare gli stessi splendori dei palazzi che stai ammirando colà…
– Quindi?
– Quindi ti chiedi, maestro, se valga la pena programmare nuove visite, prenotare altri biglietti…
– E ne vale la pena?
– Non seguendo gli stessi criteri di giudizio di prima…
– Concordo! Se ti par di essere sulla cima della più alta montagna, l’unico modo per alzare la prospettiva sarebbe…
– Volare, maestro! Ma io non ho le ali…
– Però hai due gambe…
– Per andare dove, maestro?
– Scendere?
– Temevo lo avresti detto. Anzi, ti ho anticipato…
– L’ho intuito quando sei entrata…
– “Bentornata!”… adesso comprendo meglio, maestro.
– Perciò?
– Perciò bisogna cambiare…
– Per rinascere?
– Per continuare, maestro. Per vivere. Per imparare…
– Belle parole. Ma domani?
– Lo so domani potrei scordarle ad ogni angolo di strada…
– Così ti sembrerà…
– Così sarà, maestro. Mi conosco bene.
– Dimentichi la fatica che ti aiuterà a ricordare…
– Quale fatica, maestro? Quella del vivere?
– Pure. Ma soprattutto l’altra…
– L’altra?
– La fatica di scendere da quell’alta montagna…
– Non capisco…
– Non penserai che scendere sia meno faticoso di salire? Per certi versi sarà peggio: ci saranno burroni accidentati, mulattiere irte e abbandonate, passi difficili, notti all’addiaccio, rumori strani nella notte…
– Non credi di esagerare, maestro?
– Non penso. Non se la montagna era davvero alta quanto ti pare che fosse. Se si trattava di coccuzzolo invece…
– La tua ironia fa male, maestro mio caro.
– Però aiuta. E comunque…
– Comunque cosa, maestro?
– Pensa alla gioia di quando toccherai terra….
– Be’ lo ammetto…
– Finalmente poter decidere quale strada prendere, finalmente poter scegliere quale cocuzzolo accidentato…
– ….salire! Mi è tutto chiaro, maestro: grazie!

31.10.2011

Dialoghi 9: della vita e del serpente che si morde la coda.

– Cos’hai?
– Sono triste, maestro.
– Vedo…
– Lo so, non è una categoria valida….
– No, non lo è….
– Vorresti forse che alla maniera del clown indossassi una maschera…
– A volte bisogna farlo…
– A volte lo faccio, maestro. Ma non dovrei, con te…
– Perché non con me?
– Perché tu puoi capire….
– Credo che tu riponga esagerate speranze in questo povero vecchio….
– Maestro, smettila di farti gioco di me!
– Non mi è mai passato per la testa….
– Pensavo…
– A cosa?
– All’anima di un clown: dev’essere bellissima! Splendente!
– Perché è clown…
– No, perché risolve a mascherare se stessa, a costringere se stessa, a comprimere se stessa per permettere agli altri di farsi qualche bella risata…
– Credi che ne esca diminuita?
– No, no, anzi…
– Allora….
– Allora hai vinto, maestro: ammetto la mia confusione.
– Eppur mi par semplice: o ritieni di avere una simile anima, e dunque potresti peccare d’orgoglio, oppure il discorso è campato in aria, alla peggio attribuisci tratti ridondanti ad una essenza perfetta che per sua natura non può contemplarli.
– Il mio è solo un tentativo di capire: nulla più, maestro.
– Mi pari piuttosto formica che per appurare se la tana è allagata anziché scavare pretende di volare.
– Ammetto il mio errore, maestro.
– Rettifico, mi pari piuttosto la volpe che complimentandolo mira a far un sol boccone dell’agnello.
– Non stiamo andando da nessuna parte mi pare, maestro…
– Non credo sia viaggio da farsi in due…
– Se così si può dire….
– Giochi troppo con le parole, a volte stanca.
– Perdonami, maestro.
– Cos’hai?
– Sono triste, maestro.
– Vedo.
– Rimane sempre una categoria misera…
– Ma più potente di ciò che possa sembrare.
– Però non abbiamo ancora risolto…
– Credo piuttosto che è il problema non sai mai stato posto.
– Hai ragione maestro, ma se il problema fosse stato “presentabile”…
– …il serpente non si sarebbe morso la coda. Ovvio, no?

15.10.2011

Dialoghi 8: della vita e delle commissioni da sbrigare.

– Buonasera, maestro!
– Hai visto la gramigna? Avevi detto che ti saresti occupata del giardino…
– Si, ma…
– E ci sarebbe anche della terra da spalare per costruire l’argine di fuori, non vorrei che con le prime piogge questa baracca si allagasse….
– Lo so, maestro…
– Ti sei dimenticata pure della signora Cecilia, le avevi promesso…
– Non l’ho dimenticato…
– Ma non l’hai fatto!
– Non l’ho fatto perché….
– Ieri l’altro quell’anima infelice di Grazianeddu è finalmente passata a miglior da farsi. La madre mi ha chiesto di attendere la veglia ma non ho potuto perché i miei pantaloni….
– Ah si maestro, i tuoi pantaloni…
– Ebbene?
– Sono ancora dalla sarta Teresina che deve rammendare lo strappo che ti sei fatto…
– Ho visto Teresina cinque giorni fa, quel lavoro l’ha terminato e se l’è pure scordato…
– Maestro, sai benissimo che…
– Vorrei anche sapere dov’è finito il “Il castello”….
– Di Kafka?
– Ce n’è qualcun altro?
– Hai controllato in soffitta, maestro?
– No, in soffitta ci tornerò solo quando avrai mantenuto la tua promessa….
– Sì, ricordo…. Dovevo pulirla dopo aver estirpato la gramigna…
– E poi…
– E poi basta, maestro. Ho capito sai…
– Cosa?
– Che non si può estirpare la gramigna, non si possono costruire argini, attendere le commissioni, pulire le soffitte se si è… assenti….
– Bentornata.
– Grazie, maestro.

14.10.2011